La teoria delle origini cazare degli ebrei ashkenaziti: un mito storico o una deliberata distorsione dei fatti? Gli argomenti storici, linguistici e genetici mettono in discussione l’idea delle radici cazare dell’ebraismo europeo.
Io amo la lingua, la cultura e la religione ebraica, che sono parte della comune famiglia abramitica, capace di legare indissolubilmente l’ebraismo al cristianesimo e all’Islam.
Allo stesso tempo reputo sempre necessario condannare e contrastare i crimini sionisti e dell’entità statuale israeliana, ugualmente criminale. Spiace, occorre dirlo, che molte comunità ebraiche in giro per il mondo solidarizzino con questi criminali, incrinando la possibile simpatia per la più antica tra le fedi abramitiche.
Ritengo altresì che si debba contrastare ogni forma di antisemitismo, a partire dalla volgare confusione tra l’odio per gli ebrei e l’ebraismo, sempre esecrabile, e la condanna di Israele e dei sionisti, sempre giusta, impellente e importante.
Tra i fenomeni di più spiacevole antisemitismo c’è la teoria, del tutto assurda e infondata, propalata da Arthur Koestler nel 1976 con il saggio “La tredicesima tribù”, secondo cui gli ebrei ashkenaziti d’Europa orientale non discenderebbero dagli antichi ebrei della Palestina romana, ma dai Cazari. Stupidaggine colossale e falsità assoluta.
I cazari, tribù nomade di origine turca dell’Asia centrale, governano tra il VII e il X secolo un khanato indipendente e potente, compreso tra il bacino della Volga, il Caucaso settentrionale e il Mar Caspio, poco dediti alle guerre e molto ai commerci, garantiscono il fluire delle mercanzie in viaggio attraverso la Via della Seta lungo le terre da loro controllate e gli scambi con i variaghi attraverso la Volga e il Don. Alleati dell’impero romano d’Oriente, si barcamenano nel difficile contenimento dei musulmani abbasidi che da Baghdad irradiano il potere e la scienza dello loro straordinario califfato.
Non è mai esistita una conversione dei cazari all’ebraismo, come ha spiegato con dovizia di documenti lo storico Shaul Stampfer, la conversione ha riguardato soltanto i sovrani e le loro famiglie, una bonaria scusa per sottrarsi a più vincolanti sottomissioni tanto verso l’Occidente cristiano, quanto vero l’Oriente islamico.
I cazari, popolo forte e numeroso, resta legato allo sciamanesimo di Tengrì, il cielo, tanto caro anche ai mongoli, pur con una porzione non indifferente di cazari convertitisi all’Islam e al cristianesimo, spesso per facilitare lo scambio commerciale con i vicini di quelle religioni.
Dunque i cazari non sono mai stati ebrei, solo i sovrani, ovvero una ristrettissima minoranza di quel popolo, hanno blandamente aderito alla religione mosaica. Insomma non si è mai prodotta una conversione di massa, come ad esempio a Kiev, quando il principe Vladimir nel 988 procede a far raccogliere gli abitanti della città sulle rive del Dniepr, infastidito dalle critiche di un vescovo venuto da Costantinopoli e inorridito dalle pratiche pagane osservate durante il lungo viaggio. Vladimir ordina contemporaneamente al popolo di immergersi nelle acque e al patriarca kievita, vicino a lui dall’alto della città fortificata, di impartire la benedizione per il più straordinario e colossale battesimo di massa della storia. Proprio in ragione di questa conversione al cristianesimo del popolo russo, Vladimir è ancora oggi celebrato come santo tanto dalla chiesa ortodossa, quanto da quella cattolica.
A quel tempo i cazari sono già scomparsi. Il padre e predecessore di Vladimir, il principe Sviatoslav I, sovrano della Rus’ di Kiev, scatena alla metà del X secolo una guerra insieme ai romani d’Oriente e ai nomadi peceneghi contro i cazari, ne conquista l’interezza del territorio, rade al suolo la capitale Itil e cancella, con la morte dei sovrani, ogni traccia di ebraismo cazaro.
Quelle terre saranno abitate e governate, oltre che dai russi, dai bulgari della Volga, dai cumani, dai calmucchi, dai cabardini. Ridicolo che si richiamino i cazari, scomparsi da oltre mille anni, per raccontare qualcosa che non li riguarda, ovviamente la popolazione cazara non evapora nel nulla, ma nemmeno migra, subisce come sempre accade nella storia in questi casi, un lento processo di frammentazione e assimilazione ai nuovi gruppi dominanti sul suo territorio, perdendo con il tempo, in assenza di una radicata alfabetizzazione, ogni traccia della passata cultura, in ogni caso in nulla e per nulla ebraica.
Consiglio piuttosto di visitare il museo ebraico di Mosca, delle grandi carte geografiche scorrono su uno schermo elettronico e raccontano con evidenza come nel regno di Ivan il Terribile alla fine del XVI secolo non abitasse nelle Russie nemmeno un ebreo, mentre, agli albori del XIX secolo oltre i tre quarti degli ebrei di tutto il mondo fossero cittadini dell’impero russo.
Come si è creato questo fenomeno in poco più di due secoli?
Occorre studiare la storia delle comunità ebraiche dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 dopo Cristo. Per capire come si siano formate le comunità sefardita e quella ashkenazita.
Laddove si preferisca evitare i polverosi tomi scritti dagli storici, ecco che ci viene in soccorso uno straordinario romanzo, forse il più bello di Abraham Yehoshua, ovvero “Viaggio alla fine del millennio”, i fatti narrati si svolgono nell’anno 999, quando gli ebrei franco – tedeschi, dopo aver assorbito la cultura dei loro vicini cristiani, provano orrore per il correligionario ebreo nordafricano che come i suoi vicini musulmani ha due mogli. I primi, gli europei, decidono di non commerciare più con il secondo, che reputano un peccatore. A poco servirà un tentativo di porre soluzione alla disputa con un confronto tra due rabbini, uno per parte, dentro la sinagoga di Worms, la più antica del vecchio continente.
Gli ebrei immersi nell’Islam son diventati sefarditi, quelli dell’Europa occidentale sono diventati ashkenaziti, questi ultimi in terra germanica hanno sviluppato una nuova lingua: l’yiddish, nata proprio negli anni in cui è ambientato il romanzo citato. L’yiddish è una lingua dalle profonde inferenze antico – tedesche, come qualsiasi linguista può confermare, per altro con nessuna connessione con le lingue turchidi o mongole e i pochi elementi slavi derivanti dalla successiva e tardiva prossimità con il mondo russo.
Quelle comunità ebraiche, per l’intolleranza prima cattolica e poi luterana si spostano verso Oriente, entrando nel regno polacco – lituano, formando i noti shtetl, piccoli villaggi di contadini poveri, quando queste terre sono entrare a far parte dell’impero russo, piccoli gruppi sono andati ancora più ad Oriente, nell’attuale Russia e Bielorussia.
Ecco spiegato in modo inequivocabile come la presenza ebraica in Russia sia il frutto di una migrazione da occidente verso oriente delle comunità ebraiche ashkenazite, che si sono portate appresso la loro cultura, la loro nuova lingua, le loro tradizioni.
L’invenzione del viaggio al contrario, da est a ovest, di un fantasmagorico ebraismo cazaro – ashkenazita è stato dimostrato essere totalmente falsa da tutti i documenti storici, dunque una pessima trovata antisemita.
Altro fatto è voler attribuire qualche malefatta nel corso della modernità o talune responsabilità alle arricchite borghesie occidentali, che del colonialismo, dello schiavismo, della subordinazione dei contadini e degli operai dopo la rivoluzione industriale hanno fatto il volano per le loro personalissime ricchezze a danno di porzioni rilevanti dell’umanità. A questa costruzione del bestiale sfruttamento dell’uomo sull’uomo hanno partecipato evidentemente anche i Rockefeller e i Rothschild, tenendo però presente che i primi sono forse di origine ebraico – francese, ma poi da secoli comunque cristiano – protestanti ugonotti in fuga verso le Americhe, i secondi ebreo – tedeschi, con origini nella nobiltà austriaca.
Di più. I fatti storici dovrebbero essere sufficienti a smentire anche le tesi palesemente assurde e sgangherate, tuttavia un’ulteriore dimostrazione dell’inesistenza di un ebraismo cazaro ci è offerta dalla scienza con le moderne modalità di studio genetico. Il DNA degli ashkenaziti rimanda agli avi mediorientali e ai più secolarmente recenti imparentamenti con gli europei occidentali, niente di slavo, mongolo, turchide o centro – asiatico, quindi nulla e poi nulla dei lontani cazari, anzi, i geni maschili sono chiaramente mediorientali, quelli femminili rimandano non solo all’Europa occidentale, ma anche a quella meridionale, in particolare italiana, a sostanziare una lunga permanenza delle comunità ebraiche nel territorio dell’impero romano, prima di muoversi verso settentrione dopo la scomparsa di questo al tempo delle invasioni barbariche.
Credo dunque che si debbano lasciare i simpatici cazari al loro sperduto passato mercantile, contrastare i crimini del presente operati da sionisti e israeliani e soprattutto agire sempre contro ogni forma di antisemitismo.

