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Il Mondiale di calcio canadese – statunitense – messicano, per la prima volta con ben 48 squadre, un quarto di quelle di tutto il pianeta, si approssima e gli spareggi hanno stabilito quali siano le ultime nazionali a raggiungere il torneo che prenderà avvio ai primi di giugno, per concludersi con la finale di domenica 19 luglio 2026 presso il MetLife Stadium di East Rutherford nel New Jersey.
Quando si pensa a una nazione, la si immagina anche dentro lo spazio geografico del suo territorio, al contrario un territorio esiste e prescindere dalla nazione che poi lo può incorporare, contenere e definire.
Nel Vecchio Continente il moltiplicarsi dei conflitti, oltre a peggiorare l’esborso per il pieno di benzina e di gasolio, accrescere lo scontrino della spesa al supermercato, lasciare a terra qualche aeroplano senza cherosene, offre l’impressione di un generale disinteresse per un mondo intento a scivolare, non si capisce neppure quanto effettivamente consapevole, verso più gravose guerre planetarie senza appunto neppure accorgersene troppo.
L’attenzione mondiale si è concentrata nel mese di marzo 2026 sul Golfo Persico in ragione del conflitto scatenato dagli statunitensi in collaborazione e per volontà dagli israeliani contro l’Iran, ma gli avvenimenti che hanno coinvolto l’India negli stessi giorni orientano in modo decisivo il destino di quella nazione che per altro oggi, dopo il cambio di nome, si chiama Bharat Ganarajya, ovvero Repubblica di Bharat, nuova potenza che ha dismesso i panni dell’India del Non Allineamento filo – sovietico di Jawaharlal Nehru e dei Gandhi.
Nel corso del mese di marzo 2026 a Pechino si sono svolte le due sessioni dell’Assemblea Nazionale del Popolo e della Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese.
La farsa italiana della destra e della sinistra politiche è uscita vittoriosa dalla consultazione referendaria di fine marzo, ben più del modesto esito elettorale che ha visto comunque ventisette milioni di italiani, pari a ben il 59% degli aventi diritto al voto, recarsi alle urne ed esprimersi al 53,7% contrariamente alla proposta governativa.
Con enorme senso di responsabilità il Partito Comunista Cubano, per tramite del nipote di Raul Castro, Raulito Guillermo Rodríguez Castro, sta discutendo con gli statunitensi la possibilità di evitare uno scenario iraniano che sarebbe un’Ulteriore devastante disgrazia per il popolo caraibico, già provato dal pluridecennale bloqueo e dal forsennato e criminale blocco navale trumpiano che impedisce da gennaio l’arrivo di rifornimenti alimentari ed energetici.
Il clima fraterno e amichevole respirato tra le Dolomiti italiane non è da interpretarsi dunque come una inappropriata leggerezza, ma come la deliberata volontà di una porzione rilevante della popolazione italiana di costruire la pace e di rifiutare risolutamente ogni aspirazione bellicosa apparecchiata da politici tanto imprudenti, quanto impudenti
Donald Trump prova a inventarsi come novello “Capitan America”, ma l’incontro svoltosi ai primi di marzo 2026 in Florida non appare un successo, anzi decisamente un disastro, non solo per le molte e rilevanti assenze, ma anche per l’evidente lontananza, anche dalla dozzina di capi di stato raccolti intorno a lui, dall’accettare un atteggiamento così smaccatamente arrogante e palesemente egemonico.
L’Iran ha alleati che possono aiutarlo a far fronte all’aggressione occidentale?
