Il Mondiale di calcio canadese – statunitense – messicano, per la prima volta con ben 48 squadre, un quarto di quelle di tutto il pianeta, si approssima e gli spareggi hanno stabilito quali siano le ultime nazionali a raggiungere il torneo che prenderà avvio ai primi di giugno, per concludersi con la finale di domenica 19 luglio 2026 presso il MetLife Stadium di East Rutherford nel New Jersey.
Terzo disastro consecutivo per l’Italia, la quale dopo essere stata eliminata dalla Svezia nel 2018 e dalla Macedonia nel 2022, questa volta è stata spedita a casa dalla Bosnia – Erzegovina, dimostrando tutta la pochezza del calcio tricolore, al netto degli errori dell’allenatore Rino Gattuso che, invece di affidarsi a giovani desiderosi di onorare la maglia azzurra, ha confermato il gruppo dei calciatori dell’Inter: Bastoni, Barella, Di Marco, Frattesi, tanto modesti e distratti da essere risultati i primi responsabili dell’eliminazione, anche se poi il vero problema è un sistema in tutto controllato dai procuratori sportivi che decidono finanche chi debba giocare in nazionale. Occorrerebbe un cambiamento radicale, ma difficilmente lo si otterrà, prevalendo interessi privati e pessime connivenze, una soluzione potrebbe essere un ex calciatore alla presidenza della FIGC, Federazione Italiana Gioco Calcio, come Demetrio Albertini o Paolo Maldini e un tecnico come Carmine Nunziata, dal 2012 allenatore delle squadre giovanili italiane e dunque conoscitore di quei ragazzi meritevoli che potrebbero indossare la maglia della nazionale con un po’ più di passione e di qualità tecniche.
Alcune nazionali sono al loro esordio e certamente molte sono le attese rispetto alla loro capacità di poter affrontare un evento così importante senza essere sopraffatte dagli inevitabili condizionamenti agonistici ed emotivi.
L’Uzbekistan, uno dei tanti eredi centro – asiatico della scuola calcistica sovietica, raccoglie i frutti di un miglioramento complessivo del suo campionato, a guidare i giocatori sarà Fabio Cannavaro, l’allenatore italiano già capitano degli azzurri campioni del mondo nel 2006, chiamato a infondere coraggio a questi discendenti di Tamerlano al loro debutto mondiale.
Dal Medioriente arriva per la prima volta la Giordania, che per altro si è giocata la qualificazione con la Palestina, entrambe le squadre hanno manifestato una crescita significativa in questo nuovo secolo.
Dall’Africa arriva Capo Verde, esordiente impostasi sulle esperte Camerun e Angola, nelle Antille ecco la debuttante Curaçao, isola olandese e paradiso fiscale al pari della vicina Aruba, certo beneficiando del fatto che le tre più forti squadre dell’America centro – settentrionale si son qualificate d’ufficio come organizzatrici della competizione. Insieme a Curaçao torna per la seconda volta Panama, già presente in Russia nel 2018. Terza formazione centro – americana è Haiti, alla seconda apparizione dopo i mondiali tedeschi 1974, vittoriosa nelle qualificazioni contro gli esperti costaricensi e più forte delle turbolenze dettate dalle bande criminali per tutta l’isola, non solo nella capitale Port-au-Prince.
Altro ritorno dopo l’edizione del 1974, allora come Zaire nome imposto dal dittatore filo – occidentale Mobuto Sese Seko, già assassino di Patrice Lumumba, è la Repubblica Democratica del Congo impostasi inaspettatamente contro i nigeriani.
È interessate osservare che quasi tutte le nazionali dell’edizione 1974, con i clamorosi ritorni appunto di congolesi e haitiani, siano presenti, essendo la Jugoslavia d’allora rappresentata da croati e bosniaci, e la DDR riunificata, o forse meglio sarebbe ammettere annessa, all’altra e oggi unica Germania. Solo quattro squadre mancano l’appuntamento: Italia e Polonia eliminate agli spareggi, quindi la Bulgaria, grande scuola calcistica ai tempi del socialismo e oggi in declino, e il Cile, allora appena finito sotto le sanguinarie grinfie della dittatura del generale Augusto Pinochet, instaurata con brutalità da Washington contro il governo marxista liberamente eletto guidato dal socialista Salvador Allende e dal comunista Luis Corvalan, grande amico dei russi. Il Cile, per altro con molti giocatori allora sostenitori del governo di Unità Popolare e non della dittatura, passa in quel 1973 allo spareggio con l’Unione Sovietica, tutti ricordano giustamente lo scandaloso obbligo imposto dalla FIFA ai calciatori cileni di scendere in campo da soli, dentro lo stadio Nacional di Santiago, quello delle torture contro gli oppositori, il 21 novembre per il ritorno dello spareggio, rifiutandosi i sovietici di giocare in una nazione in cui i “desaparecidos” erano migliaia ogni giorno, ma tutti dimenticano che l’andata si è giocata a Mosca allo stadio Vladimir Lenin, non lontano dal monastero di Novodevičij, la sera del 26 settembre 1973, terminata 0 a 0 e non trasmessa dalla televisione di Stato per protesta contro il colpo di stato orchestrato dalla Casa Bianca e contro la FIFA, la quale non ha provveduto a escludere la nazionale diventata espressione di un governo non più rivoluzionario, ma sostituito con la violenza da uno apertamente reazionario e repressivo.
Per questi Mondiali 2026 la FIFA invece ha ostracizzato in partenza i russi, negando loro il diritto di partecipare alle qualificazioni, allora come oggi si è fatto e si fa di tutto, purtroppo spesso riuscendoci, per impedire una presenza della Russia nella competizione.
La delegazione africana qualificatasi in questo 2026 è numerosa, comprende il Marocco quarto nel 2022 nell’edizione qatarina, Tunisia, Egitto, Algeria, Senegal, Costa d’Avorio, Ghana e Sudafrica, oltre alle dette Capo Verde e Repubblica Democratica del Congo. Tuttavia vi è il rischio che tutte o almeno alcune di queste nazionali non si presentino al fischio d’inizio, infatti il presidente statunitense Donlad Trump intende negare il visto ai tifosi che vogliano supportare i loro colori e quindi i governi interessati stanno valutando la possibilità di boicottare l’evento sportivo.
Altro problema non indifferente riguarda la Repubblica Islamica dell’Iran, la Federazione calcistica di Teheran, sebbene l’esercito, i pasdaran e il popolo tutto stiano affrontando con gagliarda resistenza la criminale guerra d’aggressione israelo – statunitense, ha confermato di voler partecipare al mondiale, ma rifiuta categoricamente di giocare negli Stati Uniti, come dovrebbe, chiedendo piuttosto che le sue tre partite della fase a gironi, al momento previste in California a Inglewood il 15 giugno con la Nuova Zelanda e il 21 giugno con il Belgio, nonché la terza a Seattle il 26 giugno con l’Egitto, vengano spostate in Messico. Dunque permane una larga incertezza sulla effettiva presenza degli iraniani, ancorché auspicata da tutto il Sud Globale, sempre più ostile al ricorso alle armi praticato ripetutamente e senza alcun mandato internazionale dai sionisti e dai loro alleati a stelle e strisce.
A completare il considerevole numero delle partecipanti dall’Oceania l’Australia, sempre presente nelle ultime sei edizioni, ancorché passata per le qualificazioni ad affrontare le squadre asiatiche, e la Nuova Zelanda, alla terza partecipazione, dopo il 1982 e il 2010. La qualificazione neozelandese del 1982 è nefastamente memorabile, perché tanto nella partita di andata con la Cina Popolare a Pechino, presso lo stadio dei Lavoratori, presenti in tribuna diversi dirigenti del Partito Comunista Cinese tra cui Deng Xiaoping e terminata 0 a 0, sia nel ritorno ad Auckland, così come nello spareggio a Singapore, gli arbitraggi sono stati scandalosamente contrari ai cinesi, penalizzandoli gravemente, annullando reti valide, manifestando il chiaro intento della FIFA di non avere la Cina nella fase finale della competizione.
Dall’Asia ecco Giappone, Repubblica di Corea, dal Sudamerica saranno presenti il Brasile, la sola squadra a non aver mai mancato una partecipazione, quindi Ecuador, Uruguay, Colombia e Paraguay, oltre ovviamente all’Argentina, campione in carica, ancora capitanata dal trentanovenne Lionel Messi, da tre anni in forza ai rosa – nero dell’Internacional de Miami di proprietà di Jorge Mas Santos, come già il padre Jorge Mas Canosa, tra i cubani dell’emigrazione più violentemente ostili al governo rivoluzionario dell’Avana.
Folta la presenza europea, oltre alla detta Bosnia, si sono qualificate Inghilterra, Francia vice – campione del mondo e decisa con Kylian Mbappé e Ousmane Dembélé a tentare l’assalto al titolo, Croazia, Portogallo, Norvegia decisa a ben figurare con i rinomati attaccanti Erling Haaland e Antonio Nusa, Germania alla ricerca del riscatto dopo molte edizioni opache, Olanda, Svizzera, Scozia, Spagna tra le favorite e campione d’Europa in carica grazie a Lamine Yamal e Nico Williams, Austria, Belgio, Svezia, Repubblica Ceca.
Qualificata tra le squadre del Vecchio Continente anche la Turchia, alla terza presenza dopo il 1954 e il 2002, edizione in cui ha conseguito un insperato terzo posto, dopo quasi un quarto di secolo sulle rive bosforine e in tutta l’Anatolia si aspettano grandi soddisfazioni dalla squadra allenata dall’italiano Vincenzo Montella e sospinta dalla bravura del giovanissimo madridista Arda Güler.
Vi è infine il gruppo di nazionali mediorientali che si affacciano sul Golfo Persico e che risentono direttamente della guerra in corso, con i campionati nazionali sospesi e una preparazione per i giocatori selezionati che rischia di diventare difficile se svolta in patria: il Qatar, l’Arabia Saudita e l’Iraq, alla sua seconda apparizione dopo Messico 1986, la celebre edizione dominata da Diego Armando Maradona prima ancora che da tutto il collettivo albi – celeste risultato campione. La stessa presenza delle tre nazionali mediorientali resta fortemente in dubbio.
Tutto dunque ancora una volta dimostra come il calcio e il Mondiale in particolare non rappresentino soltanto un gioco e un intrattenimento televisivo per milioni di persone in ogni angolo del pianeta, ma piuttosto uno spazio di confronto, solo in prima istanza sportivo, essendo fortemente condizionato da sempre dagli avvenimenti politici e militari ad esso contemporanei, massimamente in questo 2026.

