Le elezioni presidenziali anticipate del 18 settembre hanno consegnato a Marat Kambolov una netta vittoria. Il voto si inserisce però in un processo più ampio, segnato dal nuovo trattato con Mosca e dalla crescente integrazione politica, economica e istituzionale russo-sudosseta.
Le elezioni presidenziali anticipate tenutesi il 18 settembre in Ossezia del Sud hanno sancito la vittoria di Marat Kambolov, figura proveniente dall’apparato statale russo e divenuta in pochi mesi il principale protagonista della politica sudosseta. Secondo i risultati ufficiali della Commissione elettorale centrale, Kambolov ha ottenuto 27.922 voti, pari all’84,95% dei partecipanti al voto, mentre l’affluenza ha raggiunto l’82,65% dei 39.768 elettori registrati. Molto distanziati gli altri candidati: Murat Valiev, sostenuto da «Patrioti dell’Alania» (Patrioty Alanii, Патриоты Алании), si è fermato al 3,82%; l’indipendente Kazbek Kodoev al 2,52%; Zurab Kokoev, esponente di «Unità» (Edinstvo, Единство), all’1,48%. Infine, un ulteriore 4,90% degli elettori ha scelto l’opzione «contro tutti».
Il risultato, per la sua ampiezza, ha lasciato poco spazio all’incertezza sul passaggio istituzionale. Kambolov ha prestato giuramento il 30 settembre a Tskhinval, assumendo formalmente la presidenza e chiudendo così una transizione iniziata oltre tre mesi prima con le dimissioni di Alan Gagloev. Nel discorso di insediamento il nuovo presidente ha indicato il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione come obiettivo centrale della propria amministrazione, ribadendo nello stesso tempo il carattere strategico del rapporto con la Federazione Russa.
Lungi dal rappresentare un episodio isolato della politica interna sudosseta, le elezioni sono state il punto di arrivo provvisorio di una trasformazione accelerata dei rapporti fra Tskhinval e Mosca, avviata formalmente il 9 maggio scorso con la firma del Trattato sull’approfondimento dell’interazione alleata tra la Federazione Russa e la Repubblica dell’Ossezia del Sud. Il documento si colloca a sua volta nella continuità degli accordi sottoscritti dopo il riconoscimento russo dell’indipendenza sudosseta nel 2008 e del trattato di alleanza e integrazione del 2015, ma ne approfondisce in maniera considerevole la dimensione istituzionale ed economica.
Il testo firmato il appena cinque mesi fa prevede infatti una cooperazione crescente in materia di politica estera, difesa, sicurezza e controllo delle frontiere, insieme all’armonizzazione delle norme giuridiche e alla creazione di condizioni favorevoli alla libera circolazione di capitali, merci, servizi e forza lavoro. Particolarmente significativa è la disposizione che consente ai cittadini di ciascuna delle due parti di ricoprire incarichi statali e municipali nell’altra, nei termini stabiliti dal trattato. È una norma che riduce concretamente le barriere fra i rispettivi apparati amministrativi e che ha assunto quasi immediatamente un significato politico attraverso l’ascesa dello stesso Kambolov.
Ancora più profonde sono le disposizioni economiche. Le parti si impegnano alla progressiva formazione di uno spazio economico comune e all’unificazione di settori della legislazione che disciplinano le attività economiche, compresi il diritto civile e quello tributario. Il trattato contempla inoltre il progressivo avvicinamento degli indicatori sociali e macroeconomici e, secondo la documentazione relativa alla ratifica russa, l’integrazione delle reti energetiche, dei sistemi di trasporto, delle telecomunicazioni e delle procedure riguardanti investimenti e indebitamento estero.
Proprio l’attuazione di questo accordo ha costituito la porta d’ingresso di Kambolov nella politica sudosseta. Nato nel 1965 nell’Ossezia Settentrionale-Alania, Kambolov ha svolto gran parte della propria carriera nelle istituzioni della Federazione Russa. Ha lavorato nel Comitato statale per la politica antimonopolistica e nel Ministero per le nazionalità e la politica regionale, è stato vicedirettore dell’Agenzia federale per la scienza e l’innovazione e, tra il 2010 e il 2014, viceministro russo dell’Istruzione e della Scienza. Successivamente ha ricoperto incarichi di vertice presso il Centro nazionale di ricerca «Istituto Kurčatov». Il 27 maggio, infine, è stato nominato consigliere di Stato del presidente sudosseto con il compito specifico di seguire l’attuazione del nuovo trattato nei settori economico e sociale.
Il passaggio successivo è avvenuto nel giro di poche settimane. L’8 giugno Gagloev ha proposto Kambolov alla guida del governo e il 16 giugno il Parlamento ne ha approvato all’unanimità la nomina, con il voto favorevole dei 32 deputati presenti su 34. In quella stessa occasione Gagloev definì il trattato del 9 maggio come l’apertura di una nuova fase nelle relazioni con la Russia e come il quadro destinato a orientare i processi di integrazione nei principali settori della vita della repubblica.
Soltanto una settimana più tardi lo scenario politico cambiò nuovamente. Dopo un incontro con Vladimir Putin, Gagloev annunciò le proprie dimissioni e la volontà di lavorare al fianco del presidente russo all’attuazione del trattato. Nel messaggio rivolto alla popolazione il 23 giugno, lo stesso Gagloev collegò esplicitamente il nuovo accordo a una prospettiva storica più ampia, quella del superamento della divisione del popolo osseto e del ricongiungimento con l’Ossezia Settentrionale e con la Russia. In base alla Costituzione sudosseta, la presidenza ad interim passò quindi a Kambolov, allora presidente del governo.
La sequenza degli avvenimenti rende evidente quanto la consultazione del 18 settembre sia stata collegata alla ridefinizione del rapporto russo-sudosseto. Il passaggio da Gagloev a Kambolov non ha rappresentato una rottura dell’orientamento strategico precedente: al contrario, ne ha rafforzato la continuità. La differenza principale riguarda piuttosto il profilo del nuovo presidente. Con Kambolov, Tskhinval affida l’attuazione della nuova fase di integrazione a un dirigente formatosi quasi interamente nell’amministrazione e nelle strutture scientifiche della Federazione Russa, con una lunga esperienza nell’apparato pubblico di Mosca.
Sebbene questo dato non implichi automaticamente che l’Ossezia del Sud stia per essere incorporata formalmente nella Federazione Russa, la prospettiva dell’unificazione del popolo osseto rimane comunque presente nel discorso politico locale. L’Ossezia costituisce infatti uno spazio nazionale diviso dalla frontiera russo-sudosseta: a nord si trova la Repubblica dell’Ossezia Settentrionale-Alania, soggetto della Federazione Russa, mentre a sud si trova la Repubblica dell’Ossezia del Sud, la cui indipendenza è riconosciuta da Mosca e da un numero ristretto di altri Stati, mentre il resto della comunità internazionale continua a considerarla come parte integrante del territorio georgiano. Per la maggioranza della classe politica sudosseta, il rapporto con la Russia non viene quindi presentato semplicemente come un’alleanza fra due Stati, ma come parte di un più lungo processo di ricomposizione nazionale.
Al di là della controversia internazionale, per la nuova leadership rimangono problemi interni molto concreti. L’economia sudosseta continua a dipendere in misura significativa dal sostegno finanziario e infrastrutturale russo, mentre la scarsità di opportunità occupazionali, l’emigrazione giovanile, le difficoltà dei servizi pubblici e la necessità di modernizzare strade, reti energetiche e sistema produttivo costituiscono questioni centrali per la popolazione. L’integrazione con la Russia viene presentata dalla nuova amministrazione anche come la principale risposta a questi problemi.

