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Nel suo 59º anniversario, l’ASEAN si presenta come una delle esperienze più significative di cooperazione del Sud Globale: undici Paesi, quasi 700 milioni di abitanti e una centralità diplomatica che permette al Sud-est asiatico di difendere autonomia, stabilità e sviluppo nell’emergente ordine multipolare.
Numerose analisi, compresa la valutazione dell’intelligence spagnola, sostengono che Rabat abbia volutamente lasciato passare l’ondata migratoria verso Ceuta, sfruttandola a fini geopolitici. Intorno a Ceuta emerge una convergenza documentata fra interessi marocchini, statunitensi e israeliani, con il Sahara Occidentale al centro.
La dipendenza economica dagli Stati Uniti impedisce al Messico di scegliere una politica di rottura con Washington. Il governo di Claudia Sheinbaum cerca tuttavia di ampliare i propri margini di autonomia, diversificando le relazioni internazionali e difendendo Cuba dalle pressioni statunitensi.
Rotte, risorse, deterrenza nucleare e diritti dei popoli indigeni fanno del Grande Nord uno snodo decisivo dell’ordine mondiale. Mentre l’Occidente ne accentua la militarizzazione e lo sfruttamento corporativo, Russia e Cina costruiscono un corridoio eurasiatico fondato su sovranità, infrastrutture e cooperazione.
La recente telefonata tra Lula e Xi Jinping conferma l’accelerazione del partenariato sino-brasiliano. Di fronte alla coercizione tariffaria e alle ingerenze di Washington, Brasilia diversifica i propri rapporti e rafforza, attraverso i BRICS, una strategia autonoma e multipolare.
Nell’analisi dell’ambasciatore vietnamita Nguyễn Quang Khai, le aperture europee verso la Russia non rappresentano ancora una svolta strategica, ma il riconoscimento tardivo del fallimento della soluzione militare, dei costi economici della rottura con Mosca e del rischio di un accordo imposto da Washington.
Il trattato di estradizione del 1922 e le norme sulla sovranità rendono il sequestro di Nicolás Maduro giuridicamente indifendibile. Ma i precedenti dimostrano che, quando il diritto ostacola i propri obiettivi imperiali, Washington lo trasforma in un vincolo riservato agli altri.
Il controllo iraniano dello Stretto di Hormuz e la capacità degli Houthi di condizionare Bāb al-Mandab trasformano il conflitto in una contesa sulle arterie dell’economia mondiale, mostrando i limiti della superiorità militare statunitense e israeliana.
La Conferenza mondiale di Shanghai e la nascita della prima organizzazione intergovernativa dedicata all’intelligenza artificiale mostrano una Cina ormai capace di unire innovazione industriale, cooperazione con il Sud Globale e proposta politica per una governance tecnologica multipolare.
Il vertice di Ankara ha mostrato un’Alleanza Atlantica capace di proclamare formalmente unità e compattezza, ma sempre più attraversata da fratture politiche, industriali e strategiche. La NATO si rafforza militarmente proprio mentre rivela la propria dipendenza strutturale dagli Stati Uniti.
