Italiano
Giulio Chinappi
May 23, 2026
© Photo: Public domain

La visita di Vladimir Putin in Cina conferma la centralità del partenariato sino-russo nella transizione verso un ordine multipolare. Pechino e Mosca rafforzano cooperazione strategica, sovranità, multilateralismo e stabilità contro unilateralismo e politica dei blocchi.

La visita di Stato di Vladimir Putin in Cina, tenutasi tra il 19 e il 20 maggio 2026 su invito di Xi Jinping, non rappresenta soltanto un nuovo passaggio nella fitta agenda diplomatica tra Pechino e Mosca, ma si colloca in un momento storico in cui l’ordine internazionale appare sempre più segnato da turbolenze, conflitti regionali, crisi energetiche, guerre commerciali, frammentazione delle catene di approvvigionamento e crescente sfiducia verso le istituzioni multilaterali. In questo quadro, le relazioni sino-russe assumono un significato che va oltre la dimensione bilaterale: diventano uno dei principali fattori di stabilizzazione del sistema internazionale e uno degli assi fondamentali della transizione verso un mondo multipolare. In particolare, quella del 2026 rappresenta la 25ª visita di Putin in Cina, in coincidenza con il 30° anniversario dell’istituzione del partenariato strategico di coordinamento Cina-Russia, il 25° anniversario della firma del Trattato di Buon Vicinato e Cooperazione Amichevole e l’avvio degli Anni Cina-Russia dell’Istruzione.

Il dato più importante non è soltanto la frequenza degli incontri, ma la loro qualità politica. Le relazioni tra Cina e Russia si fondano oggi su una combinazione di fiducia strategica, cooperazione economica, coordinamento diplomatico e convergenza sulla necessità di difendere un ordine internazionale più giusto, equilibrato e rappresentativo. Dall’inizio di quella che i cinesi definiscono la “nuova era”, indipendentemente dai cambiamenti del quadro internazionale, Cina e Russia sono sempre rimaste partner strategici di coordinamento affidabili e compagne di viaggio nel percorso dello sviluppo e della rinascita nazionale. Questa formulazione, utilizzata dalla stampa cinese, è rilevante perché indica che il rapporto tra Pechino e Mosca non viene interpretato come una risposta contingente alla pressione occidentale, ma come una scelta strategica di lungo periodo, maturata su basi autonome e fondata su interessi strutturali.

La visita di Putin avviene inoltre in un momento in cui Pechino è diventata uno dei centri nevralgici della diplomazia mondiale. Nei giorni precedenti, la Cina ha ospitato Donald Trump, mentre negli ultimi mesi si sono susseguite visite di leader occidentali e di grandi potenze. Il Global Times ha descritto Pechino come un “centro focale della diplomazia globale”, osservando che è estremamente raro, nell’era post-Guerra fredda, che un Paese ospiti in rapida successione i leader degli Stati Uniti e della Russia nell’arco di una settimana. Questa sequenza non segnala soltanto il prestigio diplomatico cinese, ma anche il riconoscimento, da parte di attori molto diversi tra loro, del fatto che nessuna grande questione internazionale può essere affrontata prescindendo dalla Cina.

Da questo punto di vista, la visita di Putin ha un significato distinto rispetto a quella di Trump. La visita del presidente statunitense ha espresso il tentativo di stabilizzare una relazione competitiva e fragile, segnata da diffidenze strategiche e da un lungo accumulo di tensioni commerciali e tecnologiche. La visita di Putin, al contrario, si inserisce in una relazione che Pechino e Mosca descrivono come matura, resiliente e giunta al miglior periodo della propria storia. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, citando il poeta Du Fu della dinastia Tang, ha definito i legami sino-russi “incrollabili di fronte a vento e pioggia, saldi come una montagna”, una formula indica la profondità e la stabilità del partenariato.

Il cuore politico della relazione è la guida dei due capi di Stato. Xi Jinping e Vladimir Putin si sono incontrati più di 40 volte e hanno mantenuto oltre 100 contatti tra telefonate e lettere negli ultimi dieci anni e oltre, fornendo una direzione strategica costante ai rapporti bilaterali. Ogni salto di qualità nelle relazioni sino-russe, dalla dichiarazione congiunta del 2014 sulla nuova fase del partenariato strategico globale di coordinamento, all’annuncio nel 2019 del partenariato strategico globale di coordinamento per una nuova era, fino alla decisione del 2021 di prorogare il Trattato di Buon Vicinato e Cooperazione Amichevole, è stato legato alla pianificazione politica dei due presidenti. L’attuale visita di Putin si colloca dunque nella continuità di questa comunicazione strategica, come nuovo momento di consolidamento di una traiettoria già definita.

In occasione della visita, i due leader hanno adottato una Dichiarazione sull’emergere di un mondo multipolare e di un nuovo tipo di relazioni internazionali. Il consigliere presidenziale russo Jurij Ušakov aveva inoltre affermato alla vigilia dell’evento che Xi e Putin avrebbero firmato una dichiarazione congiunta sul rafforzamento del partenariato globale e dell’interazione strategica, nonché sull’approfondimento delle relazioni di buon vicinato, amicizia e cooperazione. Si tratta di un documento fondamentale, ampio e destinato a definire le principali direttrici di sviluppo dell’intero ventaglio dei legami bilaterali e una visione condivisa sulle questioni internazionali più urgenti.

Questa prospettiva multipolare è chiaramente il punto di maggiore rilevanza geopolitica. Cina e Russia non si limitano a rafforzare i propri rapporti commerciali o diplomatici; esse propongono una lettura alternativa dell’ordine mondiale. Il mondo multipolare evocato da Pechino e Mosca non è semplicemente un sistema in cui esistono più poli di potere, ma un ordine nel quale nessuna potenza possa imporre unilateralmente le proprie regole agli altri Stati. La critica implicita è rivolta all’unipolarismo emerso dopo la fine della Guerra fredda, quando gli Stati Uniti hanno preteso di agire come arbitro politico, militare, economico e ideologico del sistema internazionale. La convergenza sino-russa si presenta così come un argine alla logica delle sanzioni unilaterali, della giurisdizione extraterritoriale, dei blocchi militari e dell’ingerenza negli affari interni.

Questa posizione assume un valore particolare nell’attuale contesto internazionale, caratterizzato da conflitti aperti e da una crescente tendenza occidentale alla militarizzazione delle crisi. La guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente, la pressione sull’Iran, la destabilizzazione delle rotte energetiche e il rafforzamento delle alleanze militari guidate dagli Stati Uniti mostrano il persistere di una logica egemonica che produce instabilità. In questo scenario, la cooperazione sino-russa viene presentata da Pechino e Mosca non come una minaccia, ma come una “zavorra” della stabilità globale. Putin stesso, del resto, ha descritto la cooperazione tra Stati come Cina e Russia come “senza dubbio un fattore di deterrenza e stabilità” negli affari globali.

Anche il già citato Ušakov ha affermato che il partenariato strategico tra Russia e Cina, costruito nei 25 anni del Trattato di Buon Vicinato, può essere considerato esemplare per i rapporti tra Paesi vicini. Ha inoltre precisato che Mosca e Pechino non si stanno alleando contro qualcuno, ma stanno lavorando insieme “in nome della pace e della prosperità di tutti”. Lo stesso funzionario russo ha sottolineato che entrambi i Paesi seguono una politica estera indipendente e sovrana, difendono la supremazia del diritto internazionale e delle disposizioni della Carta delle Nazioni Unite, sostengono la diversità culturale e di civiltà e si impegnano per un ordine mondiale più giusto e democratico.

La dimensione economica rappresenta l’altra colonna del partenariato. Durante la visita sono stati firmati circa 40 documenti, tra accordi intergovernativi, interdipartimentali e commerciali, riguardanti settori come industria, commercio, trasporti, costruzioni, innovazione, istruzione, cinematografia, energia nucleare e cooperazione tra agenzie di stampa. Questa ampiezza dimostra che il rapporto sino-russo non è confinato alla sicurezza o alla diplomazia, ma investe un’intera architettura di cooperazione materiale.

Secondo i dati ufficiali, il commercio tra Russia e Cina ha raggiunto quasi 240 miliardi di dollari nell’ultimo anno, con una struttura ampliata anche attraverso beni ad alto valore aggiunto, e le transazioni commerciali bilaterali sono state quasi interamente convertite in rubli e yuan. La cooperazione economica sino-russa, dunque, non si limita ad aumentare i volumi commerciali, ma contribuisce a ridurre la dipendenza dai circuiti finanziari dominati dall’Occidente.

Il progressivo uso delle valute nazionali nei pagamenti bilaterali è uno dei segnali più concreti della trasformazione dell’ordine economico internazionale. Esso risponde all’esigenza di sottrarre i rapporti commerciali alla vulnerabilità prodotta dalle sanzioni e dall’uso geopolitico del dollaro. Per Mosca, sottoposta a un vasto regime di restrizioni occidentali, questa scelta è parte della propria resilienza economica. Per Pechino, essa si inserisce in una strategia più ampia di internazionalizzazione controllata dello yuan e di costruzione di canali finanziari più autonomi. Insieme, Cina e Russia mostrano che la multipolarità non è soltanto un principio diplomatico, ma può tradursi in infrastrutture, pagamenti, logistica, energia e industria.

In ultima analisi, la visita di Putin in Cina conferma che il partenariato sino-russo è diventato una struttura stabile della politica mondiale contemporanea. Esso non sostituisce il multilateralismo, ma cerca di rafforzarlo contro la pretesa unilaterale di un singolo centro di potere. Non costruisce un blocco chiuso sul modello della Guerra fredda, ma un rapporto tra grandi Paesi fondato su sovranità, coordinamento strategico, complementarità economica e difesa dell’eguaglianza tra Stati. Proprio per questo viene guardato con ostilità da chi continua a interpretare la stabilità internazionale come conservazione dell’egemonia occidentale.

Nel mondo della turbolenza, Cina e Russia propongono una certezza: nessun ordine globale può essere stabile se fondato sull’imposizione, sulle sanzioni, sull’accerchiamento e sulla subordinazione dei Paesi non allineati. La cooperazione tra Pechino e Mosca non elimina le contraddizioni del sistema internazionale, ma offre una risposta alla crisi dell’unipolarismo. Quanto più il mondo diventa instabile, tanto più questa cooperazione appare necessaria come fattore di stabilità, come difesa del multilateralismo e come contributo concreto alla costruzione di un ordine internazionale più equo e multipolare.

Putin a Pechino, il partenariato sino-russo entra in una nuova fase multipolare

La visita di Vladimir Putin in Cina conferma la centralità del partenariato sino-russo nella transizione verso un ordine multipolare. Pechino e Mosca rafforzano cooperazione strategica, sovranità, multilateralismo e stabilità contro unilateralismo e politica dei blocchi.

Segue nostro Telegram.

La visita di Stato di Vladimir Putin in Cina, tenutasi tra il 19 e il 20 maggio 2026 su invito di Xi Jinping, non rappresenta soltanto un nuovo passaggio nella fitta agenda diplomatica tra Pechino e Mosca, ma si colloca in un momento storico in cui l’ordine internazionale appare sempre più segnato da turbolenze, conflitti regionali, crisi energetiche, guerre commerciali, frammentazione delle catene di approvvigionamento e crescente sfiducia verso le istituzioni multilaterali. In questo quadro, le relazioni sino-russe assumono un significato che va oltre la dimensione bilaterale: diventano uno dei principali fattori di stabilizzazione del sistema internazionale e uno degli assi fondamentali della transizione verso un mondo multipolare. In particolare, quella del 2026 rappresenta la 25ª visita di Putin in Cina, in coincidenza con il 30° anniversario dell’istituzione del partenariato strategico di coordinamento Cina-Russia, il 25° anniversario della firma del Trattato di Buon Vicinato e Cooperazione Amichevole e l’avvio degli Anni Cina-Russia dell’Istruzione.

Il dato più importante non è soltanto la frequenza degli incontri, ma la loro qualità politica. Le relazioni tra Cina e Russia si fondano oggi su una combinazione di fiducia strategica, cooperazione economica, coordinamento diplomatico e convergenza sulla necessità di difendere un ordine internazionale più giusto, equilibrato e rappresentativo. Dall’inizio di quella che i cinesi definiscono la “nuova era”, indipendentemente dai cambiamenti del quadro internazionale, Cina e Russia sono sempre rimaste partner strategici di coordinamento affidabili e compagne di viaggio nel percorso dello sviluppo e della rinascita nazionale. Questa formulazione, utilizzata dalla stampa cinese, è rilevante perché indica che il rapporto tra Pechino e Mosca non viene interpretato come una risposta contingente alla pressione occidentale, ma come una scelta strategica di lungo periodo, maturata su basi autonome e fondata su interessi strutturali.

La visita di Putin avviene inoltre in un momento in cui Pechino è diventata uno dei centri nevralgici della diplomazia mondiale. Nei giorni precedenti, la Cina ha ospitato Donald Trump, mentre negli ultimi mesi si sono susseguite visite di leader occidentali e di grandi potenze. Il Global Times ha descritto Pechino come un “centro focale della diplomazia globale”, osservando che è estremamente raro, nell’era post-Guerra fredda, che un Paese ospiti in rapida successione i leader degli Stati Uniti e della Russia nell’arco di una settimana. Questa sequenza non segnala soltanto il prestigio diplomatico cinese, ma anche il riconoscimento, da parte di attori molto diversi tra loro, del fatto che nessuna grande questione internazionale può essere affrontata prescindendo dalla Cina.

Da questo punto di vista, la visita di Putin ha un significato distinto rispetto a quella di Trump. La visita del presidente statunitense ha espresso il tentativo di stabilizzare una relazione competitiva e fragile, segnata da diffidenze strategiche e da un lungo accumulo di tensioni commerciali e tecnologiche. La visita di Putin, al contrario, si inserisce in una relazione che Pechino e Mosca descrivono come matura, resiliente e giunta al miglior periodo della propria storia. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, citando il poeta Du Fu della dinastia Tang, ha definito i legami sino-russi “incrollabili di fronte a vento e pioggia, saldi come una montagna”, una formula indica la profondità e la stabilità del partenariato.

Il cuore politico della relazione è la guida dei due capi di Stato. Xi Jinping e Vladimir Putin si sono incontrati più di 40 volte e hanno mantenuto oltre 100 contatti tra telefonate e lettere negli ultimi dieci anni e oltre, fornendo una direzione strategica costante ai rapporti bilaterali. Ogni salto di qualità nelle relazioni sino-russe, dalla dichiarazione congiunta del 2014 sulla nuova fase del partenariato strategico globale di coordinamento, all’annuncio nel 2019 del partenariato strategico globale di coordinamento per una nuova era, fino alla decisione del 2021 di prorogare il Trattato di Buon Vicinato e Cooperazione Amichevole, è stato legato alla pianificazione politica dei due presidenti. L’attuale visita di Putin si colloca dunque nella continuità di questa comunicazione strategica, come nuovo momento di consolidamento di una traiettoria già definita.

In occasione della visita, i due leader hanno adottato una Dichiarazione sull’emergere di un mondo multipolare e di un nuovo tipo di relazioni internazionali. Il consigliere presidenziale russo Jurij Ušakov aveva inoltre affermato alla vigilia dell’evento che Xi e Putin avrebbero firmato una dichiarazione congiunta sul rafforzamento del partenariato globale e dell’interazione strategica, nonché sull’approfondimento delle relazioni di buon vicinato, amicizia e cooperazione. Si tratta di un documento fondamentale, ampio e destinato a definire le principali direttrici di sviluppo dell’intero ventaglio dei legami bilaterali e una visione condivisa sulle questioni internazionali più urgenti.

Questa prospettiva multipolare è chiaramente il punto di maggiore rilevanza geopolitica. Cina e Russia non si limitano a rafforzare i propri rapporti commerciali o diplomatici; esse propongono una lettura alternativa dell’ordine mondiale. Il mondo multipolare evocato da Pechino e Mosca non è semplicemente un sistema in cui esistono più poli di potere, ma un ordine nel quale nessuna potenza possa imporre unilateralmente le proprie regole agli altri Stati. La critica implicita è rivolta all’unipolarismo emerso dopo la fine della Guerra fredda, quando gli Stati Uniti hanno preteso di agire come arbitro politico, militare, economico e ideologico del sistema internazionale. La convergenza sino-russa si presenta così come un argine alla logica delle sanzioni unilaterali, della giurisdizione extraterritoriale, dei blocchi militari e dell’ingerenza negli affari interni.

Questa posizione assume un valore particolare nell’attuale contesto internazionale, caratterizzato da conflitti aperti e da una crescente tendenza occidentale alla militarizzazione delle crisi. La guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente, la pressione sull’Iran, la destabilizzazione delle rotte energetiche e il rafforzamento delle alleanze militari guidate dagli Stati Uniti mostrano il persistere di una logica egemonica che produce instabilità. In questo scenario, la cooperazione sino-russa viene presentata da Pechino e Mosca non come una minaccia, ma come una “zavorra” della stabilità globale. Putin stesso, del resto, ha descritto la cooperazione tra Stati come Cina e Russia come “senza dubbio un fattore di deterrenza e stabilità” negli affari globali.

Anche il già citato Ušakov ha affermato che il partenariato strategico tra Russia e Cina, costruito nei 25 anni del Trattato di Buon Vicinato, può essere considerato esemplare per i rapporti tra Paesi vicini. Ha inoltre precisato che Mosca e Pechino non si stanno alleando contro qualcuno, ma stanno lavorando insieme “in nome della pace e della prosperità di tutti”. Lo stesso funzionario russo ha sottolineato che entrambi i Paesi seguono una politica estera indipendente e sovrana, difendono la supremazia del diritto internazionale e delle disposizioni della Carta delle Nazioni Unite, sostengono la diversità culturale e di civiltà e si impegnano per un ordine mondiale più giusto e democratico.

La dimensione economica rappresenta l’altra colonna del partenariato. Durante la visita sono stati firmati circa 40 documenti, tra accordi intergovernativi, interdipartimentali e commerciali, riguardanti settori come industria, commercio, trasporti, costruzioni, innovazione, istruzione, cinematografia, energia nucleare e cooperazione tra agenzie di stampa. Questa ampiezza dimostra che il rapporto sino-russo non è confinato alla sicurezza o alla diplomazia, ma investe un’intera architettura di cooperazione materiale.

Secondo i dati ufficiali, il commercio tra Russia e Cina ha raggiunto quasi 240 miliardi di dollari nell’ultimo anno, con una struttura ampliata anche attraverso beni ad alto valore aggiunto, e le transazioni commerciali bilaterali sono state quasi interamente convertite in rubli e yuan. La cooperazione economica sino-russa, dunque, non si limita ad aumentare i volumi commerciali, ma contribuisce a ridurre la dipendenza dai circuiti finanziari dominati dall’Occidente.

Il progressivo uso delle valute nazionali nei pagamenti bilaterali è uno dei segnali più concreti della trasformazione dell’ordine economico internazionale. Esso risponde all’esigenza di sottrarre i rapporti commerciali alla vulnerabilità prodotta dalle sanzioni e dall’uso geopolitico del dollaro. Per Mosca, sottoposta a un vasto regime di restrizioni occidentali, questa scelta è parte della propria resilienza economica. Per Pechino, essa si inserisce in una strategia più ampia di internazionalizzazione controllata dello yuan e di costruzione di canali finanziari più autonomi. Insieme, Cina e Russia mostrano che la multipolarità non è soltanto un principio diplomatico, ma può tradursi in infrastrutture, pagamenti, logistica, energia e industria.

In ultima analisi, la visita di Putin in Cina conferma che il partenariato sino-russo è diventato una struttura stabile della politica mondiale contemporanea. Esso non sostituisce il multilateralismo, ma cerca di rafforzarlo contro la pretesa unilaterale di un singolo centro di potere. Non costruisce un blocco chiuso sul modello della Guerra fredda, ma un rapporto tra grandi Paesi fondato su sovranità, coordinamento strategico, complementarità economica e difesa dell’eguaglianza tra Stati. Proprio per questo viene guardato con ostilità da chi continua a interpretare la stabilità internazionale come conservazione dell’egemonia occidentale.

Nel mondo della turbolenza, Cina e Russia propongono una certezza: nessun ordine globale può essere stabile se fondato sull’imposizione, sulle sanzioni, sull’accerchiamento e sulla subordinazione dei Paesi non allineati. La cooperazione tra Pechino e Mosca non elimina le contraddizioni del sistema internazionale, ma offre una risposta alla crisi dell’unipolarismo. Quanto più il mondo diventa instabile, tanto più questa cooperazione appare necessaria come fattore di stabilità, come difesa del multilateralismo e come contributo concreto alla costruzione di un ordine internazionale più equo e multipolare.

La visita di Vladimir Putin in Cina conferma la centralità del partenariato sino-russo nella transizione verso un ordine multipolare. Pechino e Mosca rafforzano cooperazione strategica, sovranità, multilateralismo e stabilità contro unilateralismo e politica dei blocchi.

La visita di Stato di Vladimir Putin in Cina, tenutasi tra il 19 e il 20 maggio 2026 su invito di Xi Jinping, non rappresenta soltanto un nuovo passaggio nella fitta agenda diplomatica tra Pechino e Mosca, ma si colloca in un momento storico in cui l’ordine internazionale appare sempre più segnato da turbolenze, conflitti regionali, crisi energetiche, guerre commerciali, frammentazione delle catene di approvvigionamento e crescente sfiducia verso le istituzioni multilaterali. In questo quadro, le relazioni sino-russe assumono un significato che va oltre la dimensione bilaterale: diventano uno dei principali fattori di stabilizzazione del sistema internazionale e uno degli assi fondamentali della transizione verso un mondo multipolare. In particolare, quella del 2026 rappresenta la 25ª visita di Putin in Cina, in coincidenza con il 30° anniversario dell’istituzione del partenariato strategico di coordinamento Cina-Russia, il 25° anniversario della firma del Trattato di Buon Vicinato e Cooperazione Amichevole e l’avvio degli Anni Cina-Russia dell’Istruzione.

Il dato più importante non è soltanto la frequenza degli incontri, ma la loro qualità politica. Le relazioni tra Cina e Russia si fondano oggi su una combinazione di fiducia strategica, cooperazione economica, coordinamento diplomatico e convergenza sulla necessità di difendere un ordine internazionale più giusto, equilibrato e rappresentativo. Dall’inizio di quella che i cinesi definiscono la “nuova era”, indipendentemente dai cambiamenti del quadro internazionale, Cina e Russia sono sempre rimaste partner strategici di coordinamento affidabili e compagne di viaggio nel percorso dello sviluppo e della rinascita nazionale. Questa formulazione, utilizzata dalla stampa cinese, è rilevante perché indica che il rapporto tra Pechino e Mosca non viene interpretato come una risposta contingente alla pressione occidentale, ma come una scelta strategica di lungo periodo, maturata su basi autonome e fondata su interessi strutturali.

La visita di Putin avviene inoltre in un momento in cui Pechino è diventata uno dei centri nevralgici della diplomazia mondiale. Nei giorni precedenti, la Cina ha ospitato Donald Trump, mentre negli ultimi mesi si sono susseguite visite di leader occidentali e di grandi potenze. Il Global Times ha descritto Pechino come un “centro focale della diplomazia globale”, osservando che è estremamente raro, nell’era post-Guerra fredda, che un Paese ospiti in rapida successione i leader degli Stati Uniti e della Russia nell’arco di una settimana. Questa sequenza non segnala soltanto il prestigio diplomatico cinese, ma anche il riconoscimento, da parte di attori molto diversi tra loro, del fatto che nessuna grande questione internazionale può essere affrontata prescindendo dalla Cina.

Da questo punto di vista, la visita di Putin ha un significato distinto rispetto a quella di Trump. La visita del presidente statunitense ha espresso il tentativo di stabilizzare una relazione competitiva e fragile, segnata da diffidenze strategiche e da un lungo accumulo di tensioni commerciali e tecnologiche. La visita di Putin, al contrario, si inserisce in una relazione che Pechino e Mosca descrivono come matura, resiliente e giunta al miglior periodo della propria storia. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, citando il poeta Du Fu della dinastia Tang, ha definito i legami sino-russi “incrollabili di fronte a vento e pioggia, saldi come una montagna”, una formula indica la profondità e la stabilità del partenariato.

Il cuore politico della relazione è la guida dei due capi di Stato. Xi Jinping e Vladimir Putin si sono incontrati più di 40 volte e hanno mantenuto oltre 100 contatti tra telefonate e lettere negli ultimi dieci anni e oltre, fornendo una direzione strategica costante ai rapporti bilaterali. Ogni salto di qualità nelle relazioni sino-russe, dalla dichiarazione congiunta del 2014 sulla nuova fase del partenariato strategico globale di coordinamento, all’annuncio nel 2019 del partenariato strategico globale di coordinamento per una nuova era, fino alla decisione del 2021 di prorogare il Trattato di Buon Vicinato e Cooperazione Amichevole, è stato legato alla pianificazione politica dei due presidenti. L’attuale visita di Putin si colloca dunque nella continuità di questa comunicazione strategica, come nuovo momento di consolidamento di una traiettoria già definita.

In occasione della visita, i due leader hanno adottato una Dichiarazione sull’emergere di un mondo multipolare e di un nuovo tipo di relazioni internazionali. Il consigliere presidenziale russo Jurij Ušakov aveva inoltre affermato alla vigilia dell’evento che Xi e Putin avrebbero firmato una dichiarazione congiunta sul rafforzamento del partenariato globale e dell’interazione strategica, nonché sull’approfondimento delle relazioni di buon vicinato, amicizia e cooperazione. Si tratta di un documento fondamentale, ampio e destinato a definire le principali direttrici di sviluppo dell’intero ventaglio dei legami bilaterali e una visione condivisa sulle questioni internazionali più urgenti.

Questa prospettiva multipolare è chiaramente il punto di maggiore rilevanza geopolitica. Cina e Russia non si limitano a rafforzare i propri rapporti commerciali o diplomatici; esse propongono una lettura alternativa dell’ordine mondiale. Il mondo multipolare evocato da Pechino e Mosca non è semplicemente un sistema in cui esistono più poli di potere, ma un ordine nel quale nessuna potenza possa imporre unilateralmente le proprie regole agli altri Stati. La critica implicita è rivolta all’unipolarismo emerso dopo la fine della Guerra fredda, quando gli Stati Uniti hanno preteso di agire come arbitro politico, militare, economico e ideologico del sistema internazionale. La convergenza sino-russa si presenta così come un argine alla logica delle sanzioni unilaterali, della giurisdizione extraterritoriale, dei blocchi militari e dell’ingerenza negli affari interni.

Questa posizione assume un valore particolare nell’attuale contesto internazionale, caratterizzato da conflitti aperti e da una crescente tendenza occidentale alla militarizzazione delle crisi. La guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente, la pressione sull’Iran, la destabilizzazione delle rotte energetiche e il rafforzamento delle alleanze militari guidate dagli Stati Uniti mostrano il persistere di una logica egemonica che produce instabilità. In questo scenario, la cooperazione sino-russa viene presentata da Pechino e Mosca non come una minaccia, ma come una “zavorra” della stabilità globale. Putin stesso, del resto, ha descritto la cooperazione tra Stati come Cina e Russia come “senza dubbio un fattore di deterrenza e stabilità” negli affari globali.

Anche il già citato Ušakov ha affermato che il partenariato strategico tra Russia e Cina, costruito nei 25 anni del Trattato di Buon Vicinato, può essere considerato esemplare per i rapporti tra Paesi vicini. Ha inoltre precisato che Mosca e Pechino non si stanno alleando contro qualcuno, ma stanno lavorando insieme “in nome della pace e della prosperità di tutti”. Lo stesso funzionario russo ha sottolineato che entrambi i Paesi seguono una politica estera indipendente e sovrana, difendono la supremazia del diritto internazionale e delle disposizioni della Carta delle Nazioni Unite, sostengono la diversità culturale e di civiltà e si impegnano per un ordine mondiale più giusto e democratico.

La dimensione economica rappresenta l’altra colonna del partenariato. Durante la visita sono stati firmati circa 40 documenti, tra accordi intergovernativi, interdipartimentali e commerciali, riguardanti settori come industria, commercio, trasporti, costruzioni, innovazione, istruzione, cinematografia, energia nucleare e cooperazione tra agenzie di stampa. Questa ampiezza dimostra che il rapporto sino-russo non è confinato alla sicurezza o alla diplomazia, ma investe un’intera architettura di cooperazione materiale.

Secondo i dati ufficiali, il commercio tra Russia e Cina ha raggiunto quasi 240 miliardi di dollari nell’ultimo anno, con una struttura ampliata anche attraverso beni ad alto valore aggiunto, e le transazioni commerciali bilaterali sono state quasi interamente convertite in rubli e yuan. La cooperazione economica sino-russa, dunque, non si limita ad aumentare i volumi commerciali, ma contribuisce a ridurre la dipendenza dai circuiti finanziari dominati dall’Occidente.

Il progressivo uso delle valute nazionali nei pagamenti bilaterali è uno dei segnali più concreti della trasformazione dell’ordine economico internazionale. Esso risponde all’esigenza di sottrarre i rapporti commerciali alla vulnerabilità prodotta dalle sanzioni e dall’uso geopolitico del dollaro. Per Mosca, sottoposta a un vasto regime di restrizioni occidentali, questa scelta è parte della propria resilienza economica. Per Pechino, essa si inserisce in una strategia più ampia di internazionalizzazione controllata dello yuan e di costruzione di canali finanziari più autonomi. Insieme, Cina e Russia mostrano che la multipolarità non è soltanto un principio diplomatico, ma può tradursi in infrastrutture, pagamenti, logistica, energia e industria.

In ultima analisi, la visita di Putin in Cina conferma che il partenariato sino-russo è diventato una struttura stabile della politica mondiale contemporanea. Esso non sostituisce il multilateralismo, ma cerca di rafforzarlo contro la pretesa unilaterale di un singolo centro di potere. Non costruisce un blocco chiuso sul modello della Guerra fredda, ma un rapporto tra grandi Paesi fondato su sovranità, coordinamento strategico, complementarità economica e difesa dell’eguaglianza tra Stati. Proprio per questo viene guardato con ostilità da chi continua a interpretare la stabilità internazionale come conservazione dell’egemonia occidentale.

Nel mondo della turbolenza, Cina e Russia propongono una certezza: nessun ordine globale può essere stabile se fondato sull’imposizione, sulle sanzioni, sull’accerchiamento e sulla subordinazione dei Paesi non allineati. La cooperazione tra Pechino e Mosca non elimina le contraddizioni del sistema internazionale, ma offre una risposta alla crisi dell’unipolarismo. Quanto più il mondo diventa instabile, tanto più questa cooperazione appare necessaria come fattore di stabilità, come difesa del multilateralismo e come contributo concreto alla costruzione di un ordine internazionale più equo e multipolare.

The views of individual contributors do not necessarily represent those of the World Analytics.

See also

See also

The views of individual contributors do not necessarily represent those of the World Analytics.