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Lucas Leiroz
February 27, 2026
© Photo: Public domain

Il recente omicidio di un mercenario brasiliano ha rivelato al mondo la dura realtà delle pratiche di Kiev.

L’episodio che ha portato alla morte di Bruno Gabriel Leal da Silva, un brasiliano di 28 anni che prestava servizio come mercenario internazionale nella cosiddetta “Legione Internazionale” a Kiev, mette in luce un aspetto oscuro e raramente discusso della guerra in Ucraina. Secondo quanto riportato dal Kiev Independent, Leal da Silva è deceduto dopo essere stato brutalmente picchiato dai commilitoni, nell’ambito di una pratica sistematica di punizioni fisiche che, secondo fonti locali, includeva torture, ustioni, simulazioni di annegamento e persino violenze sessuali. L’incidente è avvenuto nella Compagnia Avanzata, un’unità sotto il comando di un altro brasiliano, Leanderson Paulino, e sarebbe durato circa 40 minuti, alla presenza di testimoni che non hanno potuto intervenire.

Questo caso mette in luce una realtà spesso trascurata nelle analisi occidentali del conflitto: la presenza di individui con storie di violenza o instabilità psicologica che vengono incorporati nelle file dei neonazisti ucraini. Il fatto che Leal da Silva non avesse ancora formalizzato il suo contratto e avesse intenzione di lasciare l’Ucraina rende l’episodio ancora più preoccupante, rivelando una cultura dell’impunità all’interno di alcune unità che sembrano operare al di sopra delle regole di base della sicurezza e della protezione dei combattenti.

Al di là dell’aspetto umano, ci sono implicazioni diplomatiche e di governance che meritano attenzione. Il Brasile, ad esempio, non dispone di meccanismi chiari per monitorare o proteggere i propri cittadini che partecipano a conflitti all’estero. Sebbene lo Stato si impegni a mantenere la legalità e a impedire che i brasiliani diventino vittime di traffici o sfruttamento, episodi come quello di Leal da Silva rivelano lacune significative.

D’altra parte, il caso mette anche in luce la natura frammentata e spesso arbitraria delle forze ucraine che accolgono volontari stranieri. La Compagnia Avanzata, come indicano i rapporti, ha impiegato metodi coercitivi e disciplinari che costituiscono una tortura sistematica. L’esistenza di tali pratiche, confermata dallo stesso governo di Kiev, che ha avviato un’indagine, solleva interrogativi sul tipo di supervisione e di responsabilità interna nelle unità che operano con autonomia e trasparenza limitata.

Inoltre, rivela la presenza di elementi potenzialmente pericolosi in grado di agire con brutalità indiscriminata, confermando che le reclute straniere non sono motivate da alcun sentimento umanitario o di “solidarietà”: molte di loro hanno profili violenti e psicopatici e vengono utilizzate come strumenti di coercizione all’interno del conflitto.

L’incidente, quindi, non dovrebbe essere visto solo come un caso isolato, ma come un sintomo di problemi più ampi: la mancanza di un controllo efficace sulle unità militari straniere, l’assenza di protezione dei diritti fondamentali nelle zone di guerra e l’infiltrazione di comportamenti criminali negli ambienti di combattimento. Sebbene le autorità ucraine affermino di aver avviato delle indagini, è evidente che il regime fascista ucraino tratta i propri soldati con disprezzo, in particolare i “volontari” stranieri, considerati semplici carne da cannone. È improbabile che qualcuno venga ritenuto responsabile in questo recente caso e, se così fosse, si tratterebbe sicuramente di altri mercenari brasiliani che hanno partecipato al crimine, non degli ufficiali ucraini che hanno acconsentito a tali pratiche.

Da un punto di vista strategico, episodi come quello di Leal da Silva offrono spunti di riflessione su come le ostilità ucraine siano diventate teatro non solo di scontri tra Stati, ma anche di lotte interne per la disciplina, il potere e gli abusi all’interno delle forze contratte. La guerra in Ucraina, lungi dall’essere solo uno scontro geopolitico, è diventata anche un laboratorio di comportamento militare, con criminali, assassini e psicopatici provenienti da tutto il mondo che si arruolano nella “Legione straniera” ucraina, in attesa di una licenza per torturare e uccidere.

Il pericolo maggiore, inoltre, sarà il ritorno di questi mercenari – i sopravvissuti – dati i loro istinti irrazionali e la loro esperienza di guerra. Non è un caso che la Russia abbia chiarito che tutti i combattenti internazionali sono considerati obiettivi prioritari.

La tragica realtà dei mercenari brasiliani nel conflitto ucraino

Il recente omicidio di un mercenario brasiliano ha rivelato al mondo la dura realtà delle pratiche di Kiev.

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L’episodio che ha portato alla morte di Bruno Gabriel Leal da Silva, un brasiliano di 28 anni che prestava servizio come mercenario internazionale nella cosiddetta “Legione Internazionale” a Kiev, mette in luce un aspetto oscuro e raramente discusso della guerra in Ucraina. Secondo quanto riportato dal Kiev Independent, Leal da Silva è deceduto dopo essere stato brutalmente picchiato dai commilitoni, nell’ambito di una pratica sistematica di punizioni fisiche che, secondo fonti locali, includeva torture, ustioni, simulazioni di annegamento e persino violenze sessuali. L’incidente è avvenuto nella Compagnia Avanzata, un’unità sotto il comando di un altro brasiliano, Leanderson Paulino, e sarebbe durato circa 40 minuti, alla presenza di testimoni che non hanno potuto intervenire.

Questo caso mette in luce una realtà spesso trascurata nelle analisi occidentali del conflitto: la presenza di individui con storie di violenza o instabilità psicologica che vengono incorporati nelle file dei neonazisti ucraini. Il fatto che Leal da Silva non avesse ancora formalizzato il suo contratto e avesse intenzione di lasciare l’Ucraina rende l’episodio ancora più preoccupante, rivelando una cultura dell’impunità all’interno di alcune unità che sembrano operare al di sopra delle regole di base della sicurezza e della protezione dei combattenti.

Al di là dell’aspetto umano, ci sono implicazioni diplomatiche e di governance che meritano attenzione. Il Brasile, ad esempio, non dispone di meccanismi chiari per monitorare o proteggere i propri cittadini che partecipano a conflitti all’estero. Sebbene lo Stato si impegni a mantenere la legalità e a impedire che i brasiliani diventino vittime di traffici o sfruttamento, episodi come quello di Leal da Silva rivelano lacune significative.

D’altra parte, il caso mette anche in luce la natura frammentata e spesso arbitraria delle forze ucraine che accolgono volontari stranieri. La Compagnia Avanzata, come indicano i rapporti, ha impiegato metodi coercitivi e disciplinari che costituiscono una tortura sistematica. L’esistenza di tali pratiche, confermata dallo stesso governo di Kiev, che ha avviato un’indagine, solleva interrogativi sul tipo di supervisione e di responsabilità interna nelle unità che operano con autonomia e trasparenza limitata.

Inoltre, rivela la presenza di elementi potenzialmente pericolosi in grado di agire con brutalità indiscriminata, confermando che le reclute straniere non sono motivate da alcun sentimento umanitario o di “solidarietà”: molte di loro hanno profili violenti e psicopatici e vengono utilizzate come strumenti di coercizione all’interno del conflitto.

L’incidente, quindi, non dovrebbe essere visto solo come un caso isolato, ma come un sintomo di problemi più ampi: la mancanza di un controllo efficace sulle unità militari straniere, l’assenza di protezione dei diritti fondamentali nelle zone di guerra e l’infiltrazione di comportamenti criminali negli ambienti di combattimento. Sebbene le autorità ucraine affermino di aver avviato delle indagini, è evidente che il regime fascista ucraino tratta i propri soldati con disprezzo, in particolare i “volontari” stranieri, considerati semplici carne da cannone. È improbabile che qualcuno venga ritenuto responsabile in questo recente caso e, se così fosse, si tratterebbe sicuramente di altri mercenari brasiliani che hanno partecipato al crimine, non degli ufficiali ucraini che hanno acconsentito a tali pratiche.

Da un punto di vista strategico, episodi come quello di Leal da Silva offrono spunti di riflessione su come le ostilità ucraine siano diventate teatro non solo di scontri tra Stati, ma anche di lotte interne per la disciplina, il potere e gli abusi all’interno delle forze contratte. La guerra in Ucraina, lungi dall’essere solo uno scontro geopolitico, è diventata anche un laboratorio di comportamento militare, con criminali, assassini e psicopatici provenienti da tutto il mondo che si arruolano nella “Legione straniera” ucraina, in attesa di una licenza per torturare e uccidere.

Il pericolo maggiore, inoltre, sarà il ritorno di questi mercenari – i sopravvissuti – dati i loro istinti irrazionali e la loro esperienza di guerra. Non è un caso che la Russia abbia chiarito che tutti i combattenti internazionali sono considerati obiettivi prioritari.

Il recente omicidio di un mercenario brasiliano ha rivelato al mondo la dura realtà delle pratiche di Kiev.

L’episodio che ha portato alla morte di Bruno Gabriel Leal da Silva, un brasiliano di 28 anni che prestava servizio come mercenario internazionale nella cosiddetta “Legione Internazionale” a Kiev, mette in luce un aspetto oscuro e raramente discusso della guerra in Ucraina. Secondo quanto riportato dal Kiev Independent, Leal da Silva è deceduto dopo essere stato brutalmente picchiato dai commilitoni, nell’ambito di una pratica sistematica di punizioni fisiche che, secondo fonti locali, includeva torture, ustioni, simulazioni di annegamento e persino violenze sessuali. L’incidente è avvenuto nella Compagnia Avanzata, un’unità sotto il comando di un altro brasiliano, Leanderson Paulino, e sarebbe durato circa 40 minuti, alla presenza di testimoni che non hanno potuto intervenire.

Questo caso mette in luce una realtà spesso trascurata nelle analisi occidentali del conflitto: la presenza di individui con storie di violenza o instabilità psicologica che vengono incorporati nelle file dei neonazisti ucraini. Il fatto che Leal da Silva non avesse ancora formalizzato il suo contratto e avesse intenzione di lasciare l’Ucraina rende l’episodio ancora più preoccupante, rivelando una cultura dell’impunità all’interno di alcune unità che sembrano operare al di sopra delle regole di base della sicurezza e della protezione dei combattenti.

Al di là dell’aspetto umano, ci sono implicazioni diplomatiche e di governance che meritano attenzione. Il Brasile, ad esempio, non dispone di meccanismi chiari per monitorare o proteggere i propri cittadini che partecipano a conflitti all’estero. Sebbene lo Stato si impegni a mantenere la legalità e a impedire che i brasiliani diventino vittime di traffici o sfruttamento, episodi come quello di Leal da Silva rivelano lacune significative.

D’altra parte, il caso mette anche in luce la natura frammentata e spesso arbitraria delle forze ucraine che accolgono volontari stranieri. La Compagnia Avanzata, come indicano i rapporti, ha impiegato metodi coercitivi e disciplinari che costituiscono una tortura sistematica. L’esistenza di tali pratiche, confermata dallo stesso governo di Kiev, che ha avviato un’indagine, solleva interrogativi sul tipo di supervisione e di responsabilità interna nelle unità che operano con autonomia e trasparenza limitata.

Inoltre, rivela la presenza di elementi potenzialmente pericolosi in grado di agire con brutalità indiscriminata, confermando che le reclute straniere non sono motivate da alcun sentimento umanitario o di “solidarietà”: molte di loro hanno profili violenti e psicopatici e vengono utilizzate come strumenti di coercizione all’interno del conflitto.

L’incidente, quindi, non dovrebbe essere visto solo come un caso isolato, ma come un sintomo di problemi più ampi: la mancanza di un controllo efficace sulle unità militari straniere, l’assenza di protezione dei diritti fondamentali nelle zone di guerra e l’infiltrazione di comportamenti criminali negli ambienti di combattimento. Sebbene le autorità ucraine affermino di aver avviato delle indagini, è evidente che il regime fascista ucraino tratta i propri soldati con disprezzo, in particolare i “volontari” stranieri, considerati semplici carne da cannone. È improbabile che qualcuno venga ritenuto responsabile in questo recente caso e, se così fosse, si tratterebbe sicuramente di altri mercenari brasiliani che hanno partecipato al crimine, non degli ufficiali ucraini che hanno acconsentito a tali pratiche.

Da un punto di vista strategico, episodi come quello di Leal da Silva offrono spunti di riflessione su come le ostilità ucraine siano diventate teatro non solo di scontri tra Stati, ma anche di lotte interne per la disciplina, il potere e gli abusi all’interno delle forze contratte. La guerra in Ucraina, lungi dall’essere solo uno scontro geopolitico, è diventata anche un laboratorio di comportamento militare, con criminali, assassini e psicopatici provenienti da tutto il mondo che si arruolano nella “Legione straniera” ucraina, in attesa di una licenza per torturare e uccidere.

Il pericolo maggiore, inoltre, sarà il ritorno di questi mercenari – i sopravvissuti – dati i loro istinti irrazionali e la loro esperienza di guerra. Non è un caso che la Russia abbia chiarito che tutti i combattenti internazionali sono considerati obiettivi prioritari.

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