Il legame tra Russia e Italia, che coloro che intendono entrare in guerra con la Russia cercano deliberatamente di dimenticare.
In Italia a Cantalupo Ligure domenica 1° febbraio 2026, vincendo le mattinali nebbie e il freddo dell’Appennino che unisce la Liguria al Piemonte, confortati nel momento della commemorazione da un raggio di sole che ha squarciato le nuvole rendendo azzurro il cielo, donne e uomini, movimenti, associazioni politiche e culturali, rappresentanti delle istituzioni e dei partiti politici, autorità militari, a partire dell’addetto militare dell’Ambasciata Russa in Roma, presente la Console Generale della Federazione Russia di Genova dottoressa Maria Vedrinskaya, sotto la responsabilità di Mara Scagni, già sindaco di Alessandria e presidentessa dell’Associazione RYALGE – Ryazan – Alessandria – Genova, per l’amicizia, gli scambi culturali ed economici tra Italia e Russia, si è ricordato l’81° anniversario del sacrificio, avvenuto il 2 febbraio 1945, del partigiano Fëdor Andrianovič Poletaev, Eroe dell’Unione Sovietica e Medaglia d’Oro al Valor Militare in Italia, come gli altri partigiani russi insigniti della medaglia d’oro dalla Repubblica Italiana: Nikolaj Bujanov, Pore Mosulishvili, Daniil Avdeev e tutti gli altri cinquemila russi e ancor più numerosi sovietici schierati con la Resistenza italiana, per la costruzione della Vittoria contro il nazifascismo e quindi l’edificazione di un’Europa e di un mondo di pace. Un monito per l’Unione Europea odierna, disinteressata del benessere dei popoli e piuttosto drammaticamente orientata alla costruzione di una sistema militare contrastivo dello Russia, fomentato con violente politiche di riarmo e tagli alle politiche sociali.
Calorosissimo applauso dei presenti quando Roberto Rossi, presidente dell’ANPI – Associazione Nazionale del Partigiani d’Italia di Alessandria, ha ricordato come il sacrificio di Poletaev sia avvenuto nel secondo anniversario della vittoria nella Battaglia di Stalingrado, realizzatasi il 2 febbraio del 1943, dopo un anno di strenui ed eroici combattimenti. In quell’occasione si è giunti alla capitolazione del generale Friedrich Paulus. La resa della Sesta Armata nazifascista è rimasta universalmente intesa come il segnale della possibilità di sconfiggere la Wehrmacht e di poter ricacciare fino a Berlino gli aggressori, liberando l’Europa e il mondo dal mostro hitleriano.
Al proposito va ricordato che il generale Friedrich Paulus, prigioniero di guerra a Suzdal, diventa un’importante voce critica contro il regime nazista, si unisce al “Comitato nazionale per la Germania Libera” formato dai comunisti esuli da oltre un decennio in terra sovietica, come Wilhelm Pieck e Walter Ulbricht, già dirigenti della KPD, il Partito Comunista Tedesco, prima dell’avvento della dittatura nel 1933 e dopo il 1945 dirigenti e fondatori della Germania socialista, la DDR, al pari di grandi scrittori come Anna Seghers e Bertolt Brecht.
Friedrich Paulus dalla prigionia diffonde appelli ai soldati tedeschi in favore della resa, è testimone dell’accusa al processo di Norimberga e dal 1953 sceglie di vivere a Dresda nella DDR, diventando professore presso l’Accademia Militare “Friedrich Engels” dell’Esercito Popolare Nazionale della Germania socialista, assolvendo anche ai compiti di responsabile del Consiglio di Ricerca sulla Storia della Seconda Guerra Mondiale della stessa Accademia, intervenendo anche pubblicamente in svariate occasioni contro le politiche antisovietiche e di riarmo della Germania Occidentale di Konrad Adenauer.
Altro intervento particolarmente apprezzato è stato quello di Giacomo Perocchio, stimato medico cardiochirurgo presso l’ospedale San Martino di Genova, consigliere comunale di Novi Ligure per la Lega, nonché consigliere provinciale di Alessandria con delega ai lavori pubblici e presidente dell’autorità d’ambito del servizio idrico, per il quale si batte per garantirne il mantenimento pubblico, contro i progetti di privatizzazione portati avanti dal Partito Democratico.
Toccanti le parole di Perocchio: “Oggi siamo qui, a Cantalupo Ligure, in un luogo che non è solo un punto sulla carta geografica, ma una pagina viva della nostra storia. Qui, il 2 febbraio 1945, Fëdor Andrianovič Poletaev perse la vita combattendo per la libertà. Non per la sua patria d’origine, ma per la libertà di un Paese che non era il suo, e che tuttavia scelse come causa da difendere fino all’estremo sacrificio. Poletaev era un soldato dell’Armata Rossa, catturato durante la Seconda Guerra Mondiale, deportato, privato della libertà e della dignità. Avrebbe potuto pensare solo a sopravvivere. Invece, una volta riuscito a fuggire, scelse di combattere, unendosi alle formazioni partigiane dell’Appennino ligure-piemontese. In quella scelta c’è un messaggio universale: la libertà non ha nazionalità, la dignità non conosce confini, la lotta contro l’oppressione parla tutte le lingue. Poletaev combatté fianco a fianco con i partigiani italiani, condividendone i rischi, la fame, il freddo, la paura e la speranza. E proprio qui, a Cantalupo, durante un combattimento, si espose per proteggere i suoi compagni, cadendo sotto il fuoco nemico. Un gesto che dice tutto del suo coraggio e del suo profondo senso di giustizia. Desidero rivolgere oggi un saluto sentito e rispettoso alle autorità russe presenti, ringraziandole per aver voluto condividere questo momento di memoria. La figura di Fëdor Poletaev rappresenta un ponte umano e morale tra i nostri popoli, costruito in uno dei momenti più drammatici della storia europea. Un ponte fatto non di parole, ma di scelte, di sacrificio, di responsabilità. Il popolo russo ha pagato un prezzo altissimo nella lotta contro il nazifascismo, così come il popolo italiano. Le nostre storie, pur diverse, si sono incontrate nella Resistenza alla barbarie nazista, nella difesa della dignità dell’uomo, nella speranza di un futuro di pace. Poletaev era figlio del popolo russo e, allo stesso tempo, è diventato parte della storia d’Italia. Qui ha combattuto, qui ha dato la vita, qui è ricordato come un partigiano, come un uomo libero. La sua vicenda ci insegna che il rispetto tra i popoli nasce dalla conoscenza reciproca e dalla memoria condivisa, e che l’amicizia autentica si costruisce quando si scelgono i valori, non la convenienza. Ricordare oggi Poletaev significa affermare che il dialogo, il rispetto e l’umanità vengono prima di ogni divisione, e che la memoria storica può e deve essere un terreno comune su cui costruire relazioni di pace. Non è un caso che l’Italia gli abbia conferito la Medaglia d’Oro al Valor Militare, e che l’Unione Sovietica lo abbia riconosciuto come Eroe. Ma il riconoscimento più grande è un altro: è il fatto che, ancora oggi, lo ricordiamo come uno di noi.”
Giacomo Perocchio, intervenuto in rappresentanza della Provincia di Alessandria e lo scorso 9 maggio 2025 presente a Ryazan con Mara Scagni per celebrare insieme al nipote dell’eroe Fëdor Poletaev, che porta lo stesso nome del nonno, e con le autorità locali l’80° anniversario della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica contro il nazifascismo, così ha concluso il suo intervento: “Come Provincia di Alessandria, sentiamo forte la responsabilità di custodire e trasmettere questa memoria. Perché la Resistenza non è soltanto un capitolo del passato: è il fondamento della nostra democrazia, della nostra Costituzione, dei diritti di cui godiamo ogni giorno. Ricordare Fëdor Poletaev significa ricordare che la libertà è stata conquistata anche grazie a uomini venuti da lontano, che hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte. Significa ricordare che l’indifferenza è il primo alleato della violenza, e che la pace non è mai scontata. Rivolgo un pensiero particolare ai giovani presenti oggi. A loro dobbiamo dire che la storia di Poletaev non è solo una storia di guerra, ma una lezione di responsabilità civile, di solidarietà, di rispetto tra i popoli. In un tempo in cui il mondo appare nuovamente attraversato da tensioni e conflitti, la sua vicenda ci richiama al valore della memoria come strumento di dialogo, e alla necessità di difendere ogni giorno la libertà attraverso l’impegno democratico, il rispetto reciproco e la pace. Grazie a tutti coloro che custodiscono questo luogo della memoria e mantengono vivo il ricordo della Resistenza. E grazie a Fëdor Andrianovič Poletaev, simbolo di un’amicizia possibile tra i popoli e di una libertà che non conosce confini.”
Un tripudio di bandiere rosse con falce e martello e di bandiere della Federazione Russa hanno garrito unisone gagliardamente nel freddo vento di un trepidante inverno, con l’assoluta convinzione dell’importanza della memoria e dell’a sinceramente tributato a un eroe della Resistenza antifascista quale Fëdor Andrianovič Poletaev.

