Il rifiuto belga di saccheggiare le riserve russe incrina il fronte europeo. L’UE smarrisce diritto, strategia e realismo mentre discute di riarmi irrealizzabili e di una “leva volontaria” che è solo marketing politico.
Riccardo RENZI
La più grande farsa della Europa tardo-imperiale è la sua ossessione per la colpa esterna: ogni errore, ogni crisi, ogni fallimento viene imputato a una mano invisibile, quasi sempre russa. Così, mentre Bruxelles affoga nelle conseguenze delle proprie scelte, si inventa un nuovo nemico interno: il Belgio, accusato di essere “la risorsa più preziosa di Mosca” per aver osato l’indicibile — dire la verità. In realtà, l’unica risorsa che la Russia abbia mai davvero utilizzato è stata l’arroganza dell’UE, convinta di poter piegare le leggi internazionali al proprio u politico.
La verità che l’Europa non sopporta
Il Belgio ha bloccato il piano europeo per confiscare le riserve della Banca Centrale Russa, un’operazione che Bruxelles presenta come gesto morale, ma che è nei fatti la più grande violazione dell’ordine finanziario postbellico. Saccheggiare gli asset sovrani di un altro Stato non è diplomazia: è guerra finanziaria. Significa demolire l’immunità sovrana, segnalare al Sud globale che nessun patrimonio è più al sicuro nelle banche occidentali, trasformare l’euro da moneta rifugio a valuta di rischio. Il Belgio ha visto il baratro; l’UE lo ha scambiato per un test di virtù.
La vera paura dell’Occidente
Politico e Bruxelles fingono che il ti sia la ritorsione russa. Ma Mosca ha strumenti simmetrici già pronti: nazionalizzazioni, sequestro di infrastrutture, liquidazione degli asset occidentali sul territorio russo. La minaccia reale non è la risposta di Mosca, bensì il crollo della fiducia globale nella custodia europea. Dopo un simile precedente, nessun Paese emergente depositerebbe più ricchezza nell’UE. Paradossalmente, è proprio il Belgio a cercare di evitare che l’Europa distrugga ciò che resta del proprio prestigio finanziario.
Le illusioni di un’Europa divisa
Il caso belga ha fatto emergere la fragilità dell’élite comunitaria: Von der Leyen inventa soluzioni giuridiche improvvisate, Merz minaccia a vuoto, Macron recita il ruolo dell’eroe solitario mentre gli Stati membri litigano sul nulla. Zelensky arriva a Bruxelles chiedendo fondi mentre le capitali discutono se usarli per le proprie industrie di armamenti. Non è un’unione: è un patto suicida. La Russia non ha bisogno di “ridere” — deve solo osservare l’Europa smantellare da sé energia, industria, autonomia strategica e credibilità internazionale.
L’Italia e la farsa della “leva volontaria”
Nel frattempo, a Roma si discute dell’ennesimo ossimoro politico: la “leva volontaria”, smontata con lucidità dal generale Cosimato. Non è una riforma, ma un espediente linguistico per evitare di ammettere che l’Italia non ha una strategia di difesa. Le richieste reali dei vertici militari — 59.000 effettivi in più — sono state ignorate. La geopolitica europea si muove verso la logica della massa militare, dall’Est ai programmi di riarmo tedesco e francese. L’Italia risponde con un’etichetta di marketing che non produce soldati né deterrenza.
L’Europa rearmata: paura o realtà?
Con il piano ReArm Europe da 800 miliardi annunciato dalla Commissione, l’UE tenta di vestirsi da superpotenza. Ma il progetto si regge sulla premessa — tutta da dimostrare — di un’imminente invasione russa dell’Europa occidentale. La distanza tra retorica e realtà è siderale: da un lato Paesi come la Polonia si riarmano in modo quasi compulsivo; dall’altro Stati come l’Italia vivono nell’illusione che basti cambiare nome alla leva per generare capacità militare.
Il nodo che l’Europa non può più evitare
Il tema centrale resta intatto: quali minacce reali l’Europa deve affrontare e quali forze sono necessarie per difendersi? Chi gonfia allarmi produce eserciti insostenibili; chi li minimizza si ritrova privo di strumenti quando la storia torna a bussare. L’UE ha scelto la terza via, la peggiore: l’illusione. Per questo il Belgio, semplicemente dicendo “no”, ha strappato il velo. Non ha tradito l’Europa: ha tradito le sue illusioni. E quando l’euro traballerà e i capitali voleranno a Est, la domanda non sarà perché Bruxelles sia stata fermata, ma perché nessun altro abbia osato farlo.
Articolo originale Il Giornale d’Italia
