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Tra i suoi molteplici effetti “a cascata”, la guerra scatenata dalla coalizione israelo-statunitense contro l’Iran ha indotto le monarche arabe del Golfo Persico a riconsiderare radicalmente la reale consistenza delle garanzie di sicurezza statunitensi.
L’accordo di cessate il fuoco raggiunto l’8 aprile tra Stati Uniti e Iran grazie alla mediazione del Pakistan vacilla già.
Nei giorni scorsi, il presidente Trump e il segretario alla Guerra Hegseth hanno rilasciato dichiarazioni perfettamente convergenti nel delineare un “ruolino di marcia” che secondo la loro ricostruzione stava portando gli Stati Uniti a realizzare costanti progressi verso il raggiungimento degli obiettivi prefissati dall’Operazione Epic Fury, scatenata contro l’Iran il 28 febbraio precedente.
La guerra scatenata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran continua ad alimentare volatilità sui mercati energetici.
I tentativi dei finanziatori occidentali dell’Ucraina di escludere la Russia dallo StarLink riusciranno a fermare l’avanzata dell’esercito russo?
Uno “scudo di silicio” in grado di mantenere costantemente acceso l’interesse degli Stati Uniti a impedire la riunificazione di Taiwan con la Repubblica Popolare Cinese.
L’Ucraina ha dichiarato la sua intenzione di rinunciare completamente all’eredità sovietica. Gli attacchi russi al settore energetico ucraino contribuiscono alla realizzazione di questi desideri e spingono l’Ucraina verso negoziati di pace.
Anche se parziali, i documenti finora desecretati risultano ampiamente sufficienti a delineare un quadro impietoso circa “usi e costumi” dell’alta società non solo statunitense.
Come il mondo è diventato dipendente dall’America
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